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| L'antica
via postale.
Il nome, un po' suggestivo, un po' misterioso della strada, lungo la
quale è ubicata l'Osteria
del Cavaliere, è via della Posta Vecchia. Si tratta di un'antica
via carovaniera di servizio che si snoda, piuttosto stretta, all'interno
del centro abitato di Marino, da palazzo Colonna, fino a piazza Matteotti.
Il percorso viario corre parallelo a quello di via Santa Lucia, che
era nel medioevo la via principale di collegamento fra la parte bassa
e la parte alta della città, cioè fra il rione Castelletto
e il rione Rocca, costeggiando prima il castello Orsini, in seguito
Palazzo Colonna, poi la bella chiesa romanica gotica di Santa Lucia,
fino a sfociare sulla piazza che dava ai viaggiatori dei secoli scorsi
la possibilità di proseguire, a destra per la via che porta a
Castel Gandolfo e ad Albano; a sinistra per la via che portava a Napoli,
passando per Velletri. La storia di questa strada è nel suo stesso nome e risale al medioevo, quando l'Appia era interrotta, e chi voleva recarsi da Roma nelle regioni meridionali doveva necessariamente passare di qui. La posta era, in quei tempi tanto lontani, la stazione dove si fermavano le diligenze per il cambio dei cavalli, dove i passeggeri potevano sostare per un breve ristoro. Chi dirigeva la stazione era detto: mastro di posta e lì intorno sorgevano spesso buone osterie che si contendevano gli stanchi e affamati avventori. Il vino e la cucina erano quelle rustiche che la gente del luogo consumava quotidianamente. Niente sofisticherie, nessuna ricetta elaborata. Tutt'al più: pane cotto nei forni a legna, privativa dei principi Colonna, prosciutto e salsicce di maiali che razzolavano negli stazzi, formaggio di pecorai sparsi nella sconfinata Campagna Romana circostante. Il vino, poi, era nutriente e sapido, caldo, ambrato, riccamente fruttato; capace di scaldare nelle cupe serate d'inverno, come di dissetare il viandante nei riarsi pomeriggi d'estate. Così si presenta ancora oggi (incredibile a dirsi!) via della posta vecchia, con il suo tortuoso percorso in salita, riparata dal traffico delle automobili, appartata quanto basta per godere in tutta tranquillità degli scorci sul bosco e sulla valle Ferentina e delle brezze che vi giungono da ponente: salmastre dal mare, profumate di essenze di bosco dal lago. E poi vicoli, fra i più stretti d'Italia, come quello Baciadonne, il cui nome è tutto un programma, che si intersecano fra loro e calano come una rete di ragno sul centro abitato. Case basse, con tante piccole finestre che si affacciano sulla strada insieme a bocche di cantine che ingoiano i visitatori, attraverso le loro slabbrate fauci di peperino, per restituirli alla luce del giorno un po' ebbri, ma tanto felici di aver scoperto un piccolo eden senza tante pretese. Chi non ha la curiosità di provare il ristoro che in questa contrada felice già accolse D'Azeglio e Montesquieu, Montaigne e Goethe, Casanova e Ungaretti e Gadda? Chi non vorrebbe rinnovare lo spirito del Gran Tour? Magari proprio all'Osteria del Cavaliere?
Marino, 17 maggio 2002 |
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